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DON GIOVANNI IN SOFFITTA

riscrittura scenica da Molière e Cesare Garboli

con Valerio Apice, Giulia Castellani, Davide Tassi

Chitarra e basso: Gian Domenico Ceccarini

Batteria, percussioni e synth: Francesco Brozzetti

Maschere: Fabio Butera

Disegno luci: Lanfranco Di Mario

musiche originali: Trouvez Margot

Drammaturgia: Giulia Castellani

Regia: Valerio Apice

 

 

“Prima ancora che morale e religiosa, quella di Don Giovanni è una ribellione tecnica[…]. Il Don Juan di Molière non è che un viaggio, un pellegrinaggio, la discesa di due vivi fra i morti, o di due morti tra i vivi”. (C.G.)

La storia di Don Giovanni affonda le sue radici nel teatro del diciassettesimo secolo, nell’opera di Tirso de Molina e in numerosi canovacci della Commedia dell’Arte, da cui Molière scrisse il suo Don Juan nel 1665. Narra le vicende e le avventure di un coraggioso seduttore che sfida il Cielo, arrivando a confrontarsi con la morte, incarnata nelle varie versioni del testo nella statua del Commendatore. Accanto a Don Giovanni troviamo Sganarello, un servo che sostiene e consiglia il suo signore. E troviamo molte donne verso cui Don Giovanni si comporta con ambivalenza e provocazione. Soltanto Donna Elvira riesce a trasformare un animo inquieto in un’occasione di conversione.

Lo spettacolo ha inizio in una soffitta, in un tempo sospeso, dove Sganarello/Pulcinella, sopravvissuto alle vicende del suo padrone, sente la necessità di raccontare e riscoprire la propria storia.  È meglio vivere da servi o morire da padroni? In un tempo in cui il Potere non riesce più ad evitare la dittatura della maschera, lo spettacolo apre delle finestre sulla storia del teatro che cerca una sua vita nel qui ed ora della comunità in cui viviamo.

Don Giovanni in soffitta nasce dalle suggestioni che gli attori-cantanti hanno generato e dalla drammaturgia sonora che i musicisti hanno composto. La scena è immersa in un contesto acustico che accoglie le azioni degli attori, i testi e le canzoni. Teatro e musica dialogano attraverso una recitazione cantata e accompagnata dal suono del synth, delle percussioni e della chitarra elettrica. La musica sottolinea il ritmo della traduzione di Cesare Garboli.